Le vostre zone erronee: recensione del libro di Wayne W. Dyer

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  • Categoria dell'articolo:Libri per la mente
  • Ultima modifica dell'articolo:9 Luglio 2022
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copertina del libro le vostre zone erronee
di Antonio Martone

di Antonio Martone

Le vostre zone erronee di Wayne W. Dyer è forse il libro che in assoluto ho riletto più volte.

Un testo che bisognerebbe studiare a scuola, o quanto meno dovrebbero studiare, mettere in pratica e insegnare, a loro volta, i docenti.

Scoprire l’esistenza di zone erronee, ovvero comportamenti e abitudini autodistruttivi, dovrebbe porci davanti alla decisione di disinserire il pilota automatico e prendere il controllo della nostra vita.

Buona lettura.

1. L'autore

Wayne Walter Dyer, psicologo e psicoterapeuta statunitense, è una delle massime autorità nel campo della crescita personale.

Diplomato alla Denby High School, riceve il dottorato in educazione alla Wayne State University.

Divenne docente alla Saint John’s University di New York City e, oltre alla carriera accademica, riceveva come terapista privato.

Fu un agente che in seguito gli propose di mettere nero su bianco le sue idee e così ebbe modo di pubblicare “Le vostre zone erronee“, il suo primo ma anche più famoso libro.

Nel corso della carriera scrisse anche altri libri incentrati sulla psicoterapia, la salute e la motivazione personale.

I suoi libri costituiscono un punto di riferimento per milioni di lettori nel mondo.

Le vostre zone erronee in breve

Cambiare costa. 

Se sei come la maggior parte della gente, ogni fibra del tuo essere opporrà resistenze all’arduo impegno di eliminare i pensieri che corroborano quei sentimenti e stati d’animo e comportamenti che procurano la tua perdita.

In queste poche righe prese dall’introduzione Dyer centra un punto importantissimo: il cambiamento è faticoso. Molto.

Lo è perché basiamo la nostra intera esistenza su convinzioni che, molto spesso, sono sbagliate. 

‘Le vostre zone erronee’ non sono altro che tutte le abitudini, le credenze e le idee che danno vita ai tuoi comportamenti, spesso autodistruttivi.

È facile: se non modifichi i tuoi atteggiamenti, hai eliminato le difficoltà che dovresti affrontare nel cambiare e nell’assumerti la responsabilità.

In pratica utilizzi le ‘zone erronee come scusa per rimanere nella tua comfort zone.

Uno dei temi fondamentali del libro è quello di spiegarti che sei il risultato delle tue scelte: quelle che hai fatto o che non sei stato/a all’altezza di fare.

Inizia a vedere la tua vita da questa prospettiva, cioè dalle scelte che ti hanno portato dove sei oggi e prova ad acquisire la consapevolezza che per vivere una vita migliore, devi fare scelte differenti.

Insomma un libro che, con un lessico semplice ma mai banale, prova a scardinare punto per punto quelle credenze che ci attanagliano e che limitano la nostra crescita, impedendoci di vivere una vita piena e soddisfacente.

Tre punti salienti del libro

Dyer individua undici zone erronee, spaziando dal bisogno di approvazione alle catene del passato, dal senso di colpa all‘indecisione.

Ma come sempre voglio portare alla tua attenzione tre lezioni che ho appreso leggendo questo libro.

1. Rispondere di sé stessi

In altre parole: assumersi la responsabilità della propria realizzazione. 

Sono fermamente convinto che il primo passo da compiere nella direzione verso il cambiamento sia proprio l’assunzione di responsabilità, ed è per questo che spesso ne parlo nei miei articoli.

Secondo Dyer bisogna prendersi carico di sé stessi attuando delle scelte che mettano al centro la propria felicità.

Se non fai questo passo, puoi prevedere di vivere la tua intera vita come gli altri dicono che devi viverla.
Ma se il tuo soggiorno su questa terra è così breve, fa’ che almeno sia piacevole.
In una parola, è la tua vita; falla come tu la vuoi.

È la solita storia: se non decidi tu della tua vita, sarà qualcun altro a farlo al posto tuo. 

È un dato di fatto.

Bisogna contare sulla capacità di scegliere i propri stati d’animo, nonostante si faccia fatica a credere che si possa fare.

Gli stati d’animo non sono semplici emozioni, ma reazioni che scegliamo di avere. 

Abbiamo la facoltà di sceglierci i nostri pensieri e, poiché questi suscitano emozioni, è come se scegliessimo di conseguenza lo stato d’animo.

Se pensi che il tuo capo non ti abbia a ben volere, questo suscita emozioni negative che, sicuramente, non ti faranno lavorare al meglio.

Se invece non pensi che il tuo capo non ti ritenga all’altezza dei tuoi compiti, non proveresti nessuna angoscia durante le ore di lavoro.

Questa logica si può applicare ad ogni sorta di situazione. Per sfuggire a questa trappola dovresti chiederti quanto sia “funzionale” pensare (e quindi provare) emozioni negative.

Tu sei il responsabile di ciò che provi. Senti ciò che pensi e, solo che ti decida, puoi imparare a pensare in maniera diversa. 
Domandati se essere infelice, sentirti offeso, sentirti giù di tono, rendano a sufficienza. 
Poi comincia a esaminare a fondo i tipi di pensieri che ti portano a tali stati d’animo debilitanti.


2. Non aver bisogno dell’altrui approvazione

Altro ostacolo da superare è il bisogno di essere approvati. Nessuno vuole essere oggetto della disapprovazione di qualcuno, ma nessuno su questa terra ne è immune. 

Questo è un altro dato di fatto.

Partendo da questo presupposto, perché continui a preoccuparti di essere approvato?

Intanto puoi cominciare col capire che la ricerca di approvazione è una voglia, più che una necessità.
A tutti piacciono gli applausi, i complimenti, gli elogi. Ci si sente bene quando si viene mentalmente accarezzati.
L’approvazione non è di per sé insana; l’adulazione è deliziosamente gradevole. 
Ma la ricerca dell’approvazione è una fascia erronea quando diventa un’esigenza più che un desiderio.

Se senti il bisogno e il desiderio di essere approvato, significa che sei felice solo nel momento in cui ottieni il riconoscimento degli altri.

E quando non l’ottieni? Inneschi una serie di emozioni distruttive che ti immobilizzano, ti impediscono di vivere la vita che vuoi.

Come ci spiega Dyer, già il desiderio di approvazione è una zona erronea, lo è ancora di più nel momento in cui si vuole essere approvati per ogni cosa che si fa.

In questo modo si finisce a vivere una vita costellata da continue frustrazioni e infelicità.

Come ti spiegavo nella recensione de “Il coraggio di non piacere“, la disapprovazione degli altri nei tuoi confronti è la dimostrazione che eserciti la tua libertà e che vivi nel rispetto dei tuoi principi e dei tuoi valori.

Non puoi piacere a tutti, fattene una ragione. 

Da Madre Teresa a Gandhi, da Nelson Mandela a Martin Luther King, tutti avevano i propri sostenitori e i propri oppositori. E sappiamo bene che nessuno di loro si è mai fermato, anzi.

La verità che si cela dietro il bisogno di approvazione è la mancanza di fiducia in sé stessi. Preferiamo sbagliare, ma l’importante è che sia condiviso; mal comune mezzo gaudio.

E poi c’è un aspetto prettamente culturale: chi segue la propria strada è additato come egoista, egocentrico, irriguardoso, sconsiderato. Tutti termini che mirano a farti sentire in colpa e a rimanere nel circolo vizioso del bisogno di approvazione.

La verità è: chi pensa e agisce con la propria testa, nel mondo odierno, non solo è libero, ma è anche pericoloso.

Lo è perché non è più manipolabile.

Medita.

 

3. Liberarsi del passato

L’ultimo punto de ‘Le vostre zone erronee’ che voglio affrontare è il passato.

Il passato è passato, un tempo già vissuto. 

Anche questo è un dato di fatto.

Ho già avuto modo di spiegarti, in altri articoli, che rimanere aggrappati al passato (un tempo che non puoi più modificare) è tanto inutile quanto distruttivo

Ma Dyer ci propina un altro punto di vista: usare il passato per fuggire, attraverso l’uso del circolo vizioso del “sono fatto così“.

Sì perché ogni esperienza ci dà modo di creare e di affibbiarci un’etichetta, rafforzando alcune nostre credenze limitanti.

Immaginiamo di aver vissuto un rifiuto da parte di un uomo o una donna che ci interessavano.

Alla prima occasione (una festa, un ricevimento), mettiamo in atto il circolo vizioso del sono fatto così, identificandoci, ad esempio, con l’etichetta “sono timido/a”.

Usiamo questo appellativo per non affrontare una situazione che potrebbe causare un altro rifiuto.

Così facendo, però, invece di difenderci da un’altra delusione, perdiamo semplicemente un’occasione per conoscere nuove persone.

Il circolo vizioso del “sono fatto così” può essere estremamente vario e altrettanto pericoloso perché non ti permette di avanzare, di crescere, di goderti il tempo presente.

Definirsi è certo più facile che cambiare. Forse ascrivi ai tuoi genitori la ragione delle tue etichette, oppure ad altri adulti, importanti nella tua infanzia, come insegnanti, vicini di casa, nonni e simili.
Dando a costoro la responsabilità del tuo “io sono” attuale, hai ceduto loro una certa misura di dominio sulla tua vita presente e, ingegnosamente, ti sei trovato un alibi per restare nella tua condizione di inefficienza.

Devi avere fede nel tuo tempo presente e nella tua capacità di compiere scelte. Devi passare dalla modalità “io sono” alla modalità “mi sono sempre comportato così, è ora di cambiare“.

Se solo ti decidi, puoi imparare ad essere e a fare ciò che vuoi. 

Conclusioni

Ed eccoci arrivati alla fine di questa breve recensione di ‘Le vostre zone erronee‘, uno dei libri a cui sono davvero molto grato.

Scoprire di avere molte di queste “zone” attive, mi ha dato modo di riflettere sulla necessità, prima ancora che sulla volontà, di porre fine a certi comportamenti automatici e di iniziare il mio processo di cambiamento.

Sono sempre più convinto, ed è lo scopo di questo blog, che capire i motivi che ci spingono a comportarci in un determinato modo, sia la spinta migliore per poter intraprendere l’azione.

Sì, perché la teoria senza la pratica è nulla.

Spero di averti stimolato a saperne di più. 

Al prossimo post.

Antonio M.

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