5 bias cognitivi da superare per raggiungere il successo

bias cognitivi da superare per raggiungere il successo
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di Antonio Martone

Nel nostro percorso di crescita personale, incontriamo spesso sfide che vanno oltre le abilità tecniche o le risorse a nostra disposizione. 

Uno degli ostacoli più subdoli da affrontare sono i bias cognitivi, ovvero quei modi di pensare distorti che possono sabotare i nostri sforzi per raggiungere i nostri obiettivi. 

Riconoscere e superare questi pregiudizi è fondamentale per progredire e sviluppare un’autentica crescita personale.

In questo post esamineremo cinque bias cognitivi che, se superati, possono darti una spinta verso il successo.

Introduzione ai bias cognitivi

Oggi affronteremo una sfida che accomuna tutti noi nel percorso di crescita personale: i famigerati bias cognitivi. Sì, quei piccoli diavoli nascosti nella nostra mente che possono ostacolare il nostro cammino verso il successo e il benessere. 

Ma non preoccuparti, siamo tutti nella stessa barca, me compreso.

La crescita personale è un viaggio affascinante e impegnativo. Ci offre l’opportunità di scoprire chi siamo veramente, cosa ci appassiona e come possiamo migliorare noi stessi. 

Ma, mentre intraprendiamo questo viaggio, spesso ci troviamo a combattere con ostacoli che non sono sempre così evidenti.

Quando parliamo di bias cognitivi, stiamo parlando di modi di pensare distorti che possono influenzare le nostre decisioni, le nostre azioni e la nostra percezione del mondo. 

Possono sembrare innocui, ma sono potenti e possono condizionare in modo significativo il nostro percorso di crescita personale.

Ogni giorno, siamo esposti a una miriade di informazioni e situazioni che richiedono delle scelte. 

Tuttavia, i nostri bias cognitivi possono distorcere queste scelte, portandoci a compiere azioni che potrebbero non essere nel nostro miglior interesse. È come se avessimo delle lenti deformate attraverso le quali vediamo il mondo.

Ma non temere, perché in questo articolo vedremo cinque importanti bias cognitivi e, uno per uno, impareremo a superarli. 

Riconoscere questi ostacoli sottili ma potenti è il primo passo per raggiungere gli obiettivi di crescita personale che ci siamo prefissati

Bias dell'inerzia

Iniziamo con uno dei bias cognitivi più silenziosi e distruttivi: il bias dell’inerzia. Immagina un comodo divano sul quale ti sei seduto per rilassarti. 

Questo divano è la tua zona di comfort, calda e accogliente, ma è come se avessi indossato delle catene invisibili che ti tengono bloccato lì, senza permetterti di spingerti oltre.

Cos’è esattamente questo bias? È quel meccanismo nella tua mente che ti spinge a rimanere nella tua zona di comfort, anche quando sai che dovresti muoverti. 

È come se fossi incollato al tuo sofà, e nonostante tu sappia che dovresti alzarti e fare qualcosa, rimani seduto lì, sentendoti impotente.

Ecco un esempio classico: immagina di voler imparare a suonare uno strumento musicale, diciamo la chitarra. Sai che dovresti iniziare a praticare, ma il tuo bias dell’inerzia ti sussurra all’orecchio: “Forse più tardi”, “Oggi sono un po’ stanco”.

E così, la chitarra resta nell’angolo della stanza a raccogliere polvere, mentre il tempo passa.

Questo bias è un vero killer per i tuoi sogni e i tuoi obiettivi. Ma, e c’è un grande ma, puoi sconfiggerlo. Come? Innanzitutto riconoscendolo quando si fa strada nella tua mente. 

Sarà il momento in cui senti la tentazione di procrastinare o evitare una situazione scomoda.

Quindi, quando lo riconosci, fai un respiro profondo e alzati da quella sedia comoda e affronta l’incertezza, perché sì, il cambiamento può essere spaventoso, ma è necessario sei vuoi raggiungere i tuoi obiettivi.

Ricorda, ogni piccolo passo che fai per uscire dalla tua zona di comfort è un passo in avanti verso il traguardo. Quindi, spezza quelle catene e scopri cosa puoi raggiungere quando superi questo bias cognitivo.

Bias della conferma

Il bias della conferma è come indossare un paio di occhiali che vedono solo ciò che vogliamo vedere, rendendo difficile accettare idee diverse da quelle che già abbiamo in testa.

Il bias della conferma è il nostro desiderio innato di cercare e accettare solo le informazioni che confermano le nostre convinzioni preesistenti

Immagina di essere in una stanza con una piccola finestra e sei convinto/a che esista solo ciò che riesci a vedere, ignorando il resto del mondo. 

Puoi facilmente capire come questo può limitare pesantemente la nostra crescita personale, perché ci impedisce di aprirci a nuove idee e punti di vista.

Pensaci un attimo: quante volte hai evitato una discussione perché sapevi che qualcuno avrebbe esposto un punto di vista contrario al tuo? Ecco, il bias della conferma fa esattamente questo. 

Ci fa chiudere la mente alle opportunità di apprendimento e ci impedisce di crescere.

Ma non preoccuparti, c’è una luce alla fine del tunnel. Possiamo combattere il bias della conferma con l’ascolto attivo

Immagina di avere una radio con una sola stazione. Per anni, hai ascoltato solo quella stazione e pensato che fosse l’unica valida. 

Ma poi, un giorno, inizi a girare la manopola e scopri che ci sono molte altre stazioni là fuori, ognuna con qualcosa di diverso da offrire.

Lo stesso vale per l’ascolto attivo. Quando ascoltiamo davvero gli altri, diamo loro la possibilità di condividere le loro storie e prospettive. E questo può portare un arricchimento incredibile della nostra comprensione del mondo.

Un altro modo è imparare a cambiare prospettiva

Immagina di guardare un quadro da un solo angolo: vedresti solo una parte della tela. Ma per vedere il quadro completo, sei costretto a spostarti. Allo stesso modo, cercare prospettive diverse ci permette di ottenere una visione più completa della realtà.

Bias dell'outcome

Vediamo adesso un altro di quei trabocchetti mentali che può incasinare il nostro percorso di crescita personale: il bias dell’outcome.

È, in sostanza, come correre una maratona concentrandosi solo sulla linea del traguardo, ignorando completamente il percorso che ti ha portato lì.

Il bias dell’outcame è quando ci concentriamo eccessivamente sui risultati finali e trascuriamo il processo che porta a quei risultati. È come guardare solo la torta finita senza apprezzarne la preparazione, la gioia della cottura e del profumo che riempie la cucina.

Ecco un esempio. Immagina di voler imparare una nuova lingua. Ti sei posto l’obiettivo di diventare fluente e stai studiando ogni giorno. Ma dopo alcune settimane, scopri che non sei ancora così fluente come vorresti e inizi a sentirti frustrato/a. 

Il bias dell’outcome ha preso il sopravvento, facendoti sentire come se non stessi progredendo.

Ma la verità è che hai fatto progressi! Forse ora puoi presentarti in quella lingua o capire alcune frasi. È importante riconoscere e apprezzare il progresso nel processo, anche quando i risultati finali sembrano lontani.

Ecco un suggerimento per sconfiggere questo pregiudizio: celebrare le piccole vittorie lungo il percorso

Immagina di affrontare un lungo viaggio in macchina verso una destinazione lontana. Non dovresti aspettare di arrivare alla fine per apprezzare il viaggio. 

Lo stesso vale per i tuoi obiettivi di crescita personale. Ogni piccolo passo che fai è un passo verso il successo.

Concentrati sul processo, sull’apprendimento e sulla crescita personale continua. Ricorda che i risultati finali arriveranno con il tempo, ma sono le tue azioni quotidiane e il tuo impegno a fare la differenza. 

Non permettere al bias dell’outcome di farti sentire frustrato o scoraggiato. Concentrati sul qui e ora, e vedrai quanto il processo può essere gratificante.

Bias dell'auto compiacimento

Un altro scherzo che la nostra mente ci gioca è il famoso bias dell’auto compiacimento. È come un amico che ci dice costantemente quanto siamo fantastici, anche quando potremmo fare meglio.

Immagina di avere questo amico che ti elogia costantemente, anche quando sbagli. “Sei perfetto”, “Non hai bisogno di migliorare”, “Vai avanti così”. Sembra bello, vero? Ma, alla fine, ti rendi conto che non stai crescendo. 

Questo è esattamente ciò che fa il bias dell’auto compiacimento.

Questo pregiudizio ci spinge ad attribuire i successi a noi stessi e le sconfitte a fattori esterni. Quando otteniamo un risultato positivo, diciamo: “Sono incredibile!” Ma quando falliamo, diamo la colpa a qualcuno o qualcos’altro, come “Le circostanze non erano favorevoli.”

Ecco il problema: se crediamo di essere perfetti, non vedremo la necessità di migliorare. Sarà come guidare una macchina con gli occhi chiusi e pensare che stiamo andando nella direzione giusta.

Immagina di essere al lavoro e di ricevere un feedback critico da un collega. Il bias dell’auto compiacimento ti farebbe respingere questo feedback, pensando che sia sbagliato o che il tuo collega non capisca. Questo ti impedirebbe di imparare e crescere professionalmente.

Ora, per superare questo pregiudizio, dobbiamo iniziare ad accogliere le critiche. Vedilo come un allenamento in palestra per la tua mente. 

Quando qualcuno ti fornisce un feedback, invece di difenderti o respingerlo, fermati e ascolta attentamente. Chiediti se c’è qualcosa da imparare da questa critica.

Il feedback, sia esso positivo o negativo, è un’opportunità per migliorare. Accetta il fatto che nessuno è perfetto, nemmeno tu, e che c’è sempre spazio per crescere e svilupparsi.

Ricorda che non si tratta di quanto sei bravo/a ora, ma di quanto puoi migliorare in futuro.

Bias dell'ottimismo in eccesso

Parliamo adesso di un altro piccolo sabotatore del nostro percorso di crescita personale: il bias dell’ottimismo in eccesso.

L’ottimismo è meraviglioso, ma quando è eccessivo, può diventare un problema. Questo bias ci spinge a sottovalutare le sfide future e a sovrastimare il successoÈ come pianificare un picnic all’aperto senza prendersi la briga di controllare il meteo.

Ecco un esempio. Supponiamo che tu abbia voglia di iniziare un nuovo business. Il bias dell’ottimismo in eccesso ti fa credere che tutto andrà senza intoppi, che i clienti verranno in folla e che i profitti arriveranno rapidamente. 

Ma poi, quando incontri i primi ostacoli, potresti sentirti scoraggiato e impreparato, rischiando così di mandare tutto a monte.

Ma ecco cosa puoi fare per affrontare questo pregiudizio. 

Prenditi del tempo per pensare a tutte le sfide potenziali che potresti incontrare nel tuo percorso. Non è pessimismo, ma realismo.

Sviluppa strategie di problem solving. Se hai un piano B pronto, sarai molto più preparato quando le cose si complicheranno. Non è diverso da avere un kit di pronto soccorso quando si va in campeggio.

Mantieni una mentalità resiliente. Quando arrivano le sfide, non demoralizzarti. È come una gara ad ostacoli: potresti inciampare su una barriera, ma puoi sempre rimetterti in piedi e continuare. 

Sviluppare il sano ottimismo significa vedere le sfide come opportunità per imparare e crescere. Quindi, la prossima volta che pianifichi qualcosa, aggiungi un po’ di realismo alla tua ottimistica visione.

Conclusioni

Mi auguro di aver fatto chiarezza soprattutto su una cosa: la consapevolezza è la nostra arma segreta contro i bias cognitivi. Riconoscere quando questi pregiudizi mentali entrano in gioco è il primo passo per superarli.

È proprio questa la buona notizia: non siamo prigionieri dei nostri bias cognitivi. Possiamo superarli, e il fatto che tu abbia letto fin qui dimostra il tuo impegno per la crescita personale.

Quindi, abbraccia una mentalità aperta e coraggiosa. Accogli i cambiamenti, accetta le sfide e impara dalle tue esperienze. 

La strada verso la crescita personale può essere tortuosa, ma ogni passo che fai ti avvicina sempre di più alla persona straordinaria che sei destinato/a a diventare.

Qual è il tuo bias cognitivo più forte da superare? Fammelo sapere nei commenti.

 

Al prossimo post, 

Antonio M.

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